27 novembre 2012

Il Mondo è dei furbi...

...anche il mondo della MTB, come dire, tutto il mondo è paese...

Nella mia crescita come biker, l'esperienza (eufemismo per definire le musate) mi ha fatto capire alcune cose, mi ha trasmesso alcune, poche certezze.
Oltre a Thomson e Chris King, una delle inconfutabili certezze è che senza sentieri non ci sarebbe la mountain bike.
Altra cosa che accomuna la MTB al mondo "reale" è che la riconoscenza non è una cosa che appartiene a tutti, anzi, appartiene proprio a pochi!
Oggi ho dovuto arrendermi ad un'altra ineluttabile evidenza: anche il mondo della MTB è dei furbi.
Chi sono i furbi? I furbi, i ganzi, sono quelli che sfruttano il lavoro degli altri, sono quelli che non chiedono permesso, sono quelli che, siccome magari hanno "la grana", possono fare quel cazzo che gli pare.

Mi è giunta stamani la voce che un altro negozio della Versilia si sia attrezzato con furgone e carrello per scorrazzare i biker sui sentieri del Pasquilio.
Non è il primo: tra negozi e privati a questo punto conto almeno 5 persone che danno un servizio simile.
3 sicuramente si fanno pagare, uno non chiede nulla perchè porta in giro gli amici ma la cosa buffa è che questo negozio è stato il solo, ripeto il solo a chiedere se poteva farlo, è stato il solo, RIPETO, IL SOLO, a prendere in mano il rastrello e unirsi a noi nei lavori sui sentieri.
Gabriele quindi per me è l'unico che merita rispetto e considerazione.

Gli altri no, gli altri per me sono intrusi.

I sentieri del Pasquilio e della Brugiana sono frutto del lavoro di 5 persone.
Tutti quelli che girano da un pò sul Belvedere sanno chi siamo. Potete trovarci sui sentieri, in bici o a piedi, ci trovate su Facebook, potete trovare il nostro numero di telefono un pò ovunque, basta chiedere in giro.

Siamo qua chi da 20, chi da 10 anni...rispetto a voi ci siamo sempre stati.

Ma è evidente che costa molto dire una parola, chiedere un permesso, eppure si sa, quei sentieri non son venuti su da soli, non sono stati gli agenti atmosferici a renderli così, ti sarà venuto il dubbio, una volta almeno, che qualcuno deve averli fatti così!
Ti sarai chiesto: chi cazzo lo ha fatto questo sentiero così figo!!??

Magari per un secondo, di sfuggita, nella tua testa ti sarai pure fermato a pensare: quanto tempo ci sarà voluto per fare queste curve, questi salti, tagliare questi tronchi, eliminare le felci e i rovi...
QUANTO TEMPO!

Tanto tempo caro mio furbetto, e come ben sai, visto che magari hai un negozio, o comunque hai un lavoro, il tempo è denaro.
E' vero che noi lo abbiamo fatto per passione, per divertimento, non possiamo neppure impedirti di fare quello che fai, ma almeno, prendi un fottuto rastrello una volta, vieni con noi una domenica, o un giorno che ti pare, e lavora su quei sentieri.
Chiamaci, dicci cosa fai, chiedici come puoi ripagarci: basterebbe tu adottassi un sentiero, ne basterebbe uno, sarebbe sufficiente che ti prendessi l'impegno di curare quella traccia come se l'avessi fatta tu.

Invece no, perchè tanto c'è chi lo fa per conto tuo, e tu intanto intaschi quei 5-10 euro, senza meritarteli.
Sono veramente incazzato.



26 novembre 2012

I sentieri NON sono di tutti - Pt. 2

Un elenco di sentieri creati, riaperti, "ricondizionati", riscoperti da me.
Di solito in solitudine o con l'aiuto di altri pochi amici: talvolta uno, raramente due, quasi mai tre.

PASQUILIO
Barella
4X
Zen
Break II
Bi
Betolli (riapertura dopo fortunale del 2005)
Budello
Viottolo Fonte Morosa (riapertura)
Cafaggio > Ca' di Cecco
Giochini
Laguna Seca
Cesso I e II
Tamburone I (chiuso) e II
Fiumetto
Pariana > Canevara (riapertura dopo fortunale del 2005)
Pitbull (chiuso)
Cinghialino (in lavorazione)

BRUGIANA
Sperma
SS DH01
SS DH02
Canaletto
Pietra Bianca I e III (in lavorazione)
Purgatory (DH del monumento)
Cenerentola
Chatel + Pre Chatel
'Io Belva (in lavorazione/studio traccia)

Circuiti da me ideati:
WEST COAST INFERNO
Circuito XC Brugiana (Percorso ESSC2008)
Circuito XC Pasquilio (Memorial Mirco Iacopetti)

03 novembre 2012

I sentieri NON sono di tutti.

La mia passione per la mountain bike è un riflesso della mia passione, in primo luogo, per la montagna e per le emozioni che la montagna trasmette.
Forse serve una predisposizione per saperle “ascoltare”, forse è solo un fatto caratteriale, un fatto di “gusti”.
Trovarmi in montagna, circondato da vette brulle e imponenti o da boschi ora fitti e misteriosi ora solari e colorati è per me un modo per entrare in contatto con il Creato.
La mia fede influenza sicuramente queste percezioni, e per me è impossibile non percepire la presenza di Dio in certi luoghi.
Ma aldilà di questo, mi piace, amo sentire il messaggio che il monte, il bosco e sporattutto i sentieri che li attraversano cercano di comunicarci.
Un messaggio ricco di Memoria, di fatica e anche di sangue.
Quello dei nostri padri e nonni, che hanno scolpito pazientemente questi pendii e queste pietre, con una doppia prospettiva: da una parte l'utilità immediata di quel lavoro, più diretta ed interessata, dall'altra la coscienza di lasciare qualcosa a chi sarebbe venuto dopo, forse con la magari non completamente consapevole speranza che i loro figli avrebbero continuato a vivere e condividere il loro lavoro.
Sfogliare una cartina o le foto dal cielo per cogliere e scrutare vecchi “nuovi” sentieri, sognare di percorrerli, cercare di immaginare quale storia e quate storie quei sentieri hanno visto e vissuto a volte mi commuove. Penso a quanti sentieri hanno visto e sono stati protagonisti della lotta per la libertà.



La montagna e i suoi sentieri ti obbligano ad essere corretto ed onesto verso te stesso, ti obbligano al rispetto per la natura, la sua forza ed il suo essere, rispetto a noi, eterna.
La vita di oggi ci impone ritmi così veloci che volenti o nolenti, ci condizionano anche in quegli aspetti che dovrebbero esulare dalla vita quotidiana.
Anche quando ricerchiamo “la fuga” dalla routine lo facciamo cercando scorciatoie, abbiamo sempre fretta.
Questa fretta ci ha fatto perdere di vista il senso profondo di parole come correttezza, educazione, pazienza, rispetto, onestà.
Tutte queste parole io le ritrovo nel lavoro che da anni metto nella cura per i sentieri.
Sentieri che a volte finisco con sentire miei, ed è fastidioso se non anche doloroso vedere quei sentieri violati, maltrattati, non capiti.
Quasi fossero cose, oggetti inanimati, utili ma con una data di scadenza.
Mi riesce difficile concepire la MTB come qualcosa di distaccato dall'amore per la montagna ed il territorio eppure, come è ovvio che accadesse, il grande sviluppo della MTB degli ultimi anni ha portate all'interno del “movimento” persone che vivono la bici, e di conseguenza il sentiero, come un video gioco, dove tutto è già preparato da altri e dove, una volta che si è finito il gioco o ci si annoia, basta cambiare il DVD nella Play.
Questo trovarsi le “cose pronte” crea in molti insensibilità e mancanza di rispetto finendo così per dividere persone accomunate dalla stessa passione, dando vita a sterili divisioni e discussioni.
Senza voler capire che quella traccia solcata dalle proprie ruote ha in fondo un'anima, un'anima fatta del lavoro di persone che lo hanno costruito, data dalla montagna su cui è “adagiato”, data dalla persona che magari lo ha riportato in vita, con la sola certezza e desiderio di regalare emozioni a se, ma anche e soprattutto agli altri.
Quando un sentiero è ripulito, magari ricostruito, il primo pensiero è la speranza che esso regali un sorriso agli amici.
Alla base di quel lavoro c'è la speranza di donare qualcosa, donare emozioni.
Percorrere un sentiero pensando anche alla storia che esso porta in se, breve o lunga che sia, renderà quel sentiero più bello, più emozionante ed ogni volta nuovo.

11 ottobre 2011

Back home

Sarà un po' come tornare a casa: il SSIT - Campionato italiano singlespeed - torna dove è nato, più o meno.
A me non piace essere ripetitivo, certo avrei, avremmo, potuto andare sul sicuro: un "campo base" collaudato, un percorso praticamente pronto con qualche modifica qua e là già ben definita in testa, pochi colpi di rastrello e via...il più del lavoro da dedicarsi alla ricerca degli sponsor e dei premi.
Ma no, non mi piacciono le cose facili.
Così ho sconvolto tutto, si cambia "location". si creano nuove collaborazioni, si studiano nuovi sentieri e passaggi, si crea un super circuito, qualche punto fermo e tanta fantasia, zappetta e rastrello.

Ma i frutti iniziano a vedersi.

Per cominciare ho resuscitato una vecchia discesa, da dieci anni in disuso e percorsa solo dai fungaioli, ignorata anche dai cacciatori.
Poi l'ho collegata ad un altro vecchio sentiero, che portava da tutt'altra parte ed in mezzo c'ho infilato un bel singletrack, quasi pari, perfetto per la singlespeed, un pò zen un pò cattivo.
La cosa mi ispira.
Qualche curva messa al posto giusto, qualche cambio di pendenza...sìsì iniziamo a ragionare. Ed ogni tanto la testa va e vede qualche linea strana nel bosco e la tentazione di lasciarsi prendere la mano c'è.
Ma sfogherò la mia fantasia un po' più su dove il lavoro probabilmente sarà il doppio, se non il triplo: ci sarà da inventare molto, ma sono fortunato perchè si sta creando un bel team di "operai" con i quali anche opere impegnative riescono a sembrarmi alla portata.

In testa ho un intreccio di idee, sarebbe bello riuscire a farle combaciare fra loro!

28 giugno 2010

La traccia

Io sono una linea nel bosco, quello che ho da dare è un sorriso alla fine di quella traccia.

18 giugno 2010

Super Enduro Sprint CARTOSIO

La Betoniera è già carica mentre noi ci aggiriamo per la COOP cercando di fare una spesa che sia intelligente e funzionale. Contemporaneamente ci perdiamo in chiacchiere e congetture sui mille personaggi che affollano il supermercato del PEEP.
Inizia così la nostra mini-avventura che ci porterà nelle lande del Monferrato, zona Aqui Terme e più precisamente a Cartosio, dove si svolge l’Enduro dei 3 Fiumi.
Questa è stata forse la prima vera gara di MTB Enduro in Italia, essendo alla quarta edizione, ed indubbiamente, per quanto giovane, ha il suo fascino e richiamo.

Carichiamo i viveri, accendiamo i motori e si parte.
Ci aspettano circa 3 ore di viaggio.

La nostra tabella di marcia è perfetta: stiamo evitando il caldo, non c’è traffico e al nostro arrivo dovremmo avere sufficiente luce per montare in agilità la megatenda di Barella.
Ovviamente non sarà così anche se stranamente non ci saremo poi andati troppo lontani!
Arriviamo alle 9 passate da poco, Barella non è un grandissimo navigatore, in compenso si fa apprezzare per la quantità infinita di storie, aneddoti e puttanate che ha da raccontare.
Raggiungiamo la zona tende, il mio socio si aspettava più gente, più tende… qualcuno arriva in bici dopo aver effettuato le ricognizioni del percorso.
Col senno di poi sarebbe stato effettivamente utile provare almeno una volta le varie Prove Speciali, ma è vero che siamo qua con la massima serenità, per goderci l’ambiente e la compagnia, o come dice il carrarino, siamo alla ricerca del flow.
Il montaggio tenda e la sistemazione bagagli ci porta via più tempo del previsto e così finiamo col perdere la spaghettata offerta dagli organizzatori.
Non solo, ci perdiamo la proiezione dei video delle prove speciali realizzata da Giulietto prima dell’infortunio, e ci perdiamo un pregevole concerto di un gruppo rock locale che suona diverse cover anni 80/90, attingendo a piene mani dal periodo d’oro dell’hard rock anche italiano e del glam rock californiano.
Quanti bei ricordi quando in successione suonano un pezzo dei Poison e dei Timoria. MA PENZA TE!!!

La nostra spesa si rivela ben fatta e così tiriamo fuori una cena di tutto rispetto, conclusa con un super dolce preparato ed offerto dalla “bella” (cit.) di Damiano.
Un po’ appesantiti ma satolli, ci imbustiamo nei nostri sacchi, spariamo qualche puttanta semi-seria e ci lasciamo cullare da Morfeo.

La mattina arriva presto, annunciata da un caldo sole sin dalle prime ore del giorno. Si preannuncia una giornata afosa, anche se le previsioni nei giorni scorsi avevano parlato anche di rischio pioggio.
Francamente mi sembra un’ipotesi lontana: in cielo non ci sono nuvole.
Non mi piace il caldo ma neppure mi spaventa, ma a rendere la cosa meno piacevole ci si mette il fatto che solo adesso mi accorgo di aver scordato lo zaino a casa.
Mando alcuni SMS ad un paio di amici che sono qua a gareggiare, ma per loro è già scoccata l’ora della partenza, così per me si prospetta una lunga gara sotto il sole e senza zaino.
Ma no problem, in fondo sono 30km o poco più di gara, quindi sfruttando i due ristori previsti non dovrei avere particolari difficoltà a bere e mangiare, ed in ogni caso non sarà certo questo a fermarmi, ma semmai la mia precaria preparazione fisica.
Arrivano le 11 e 09 minuti, orario della nostra partenza.
Due per volta, io parto in compagnia di NonnoTrek, Barella dopo di me da solo.
Enrico Guala, uno dei promotori/organizzatori del circuito SuperEnduro, ci domanda preoccupato dove sia il nostro/suo amico.
“il Bestia non è venuto, aveva un impegno” gli rispondo io, “Ti saluta tanto” fa eco Barella.
Rinfrancato da questa notizia, ci viene accordato il via.
Col mio compagno di partenza, chiacchierando, raggiungiamo alcuni partiti prima di noi, tutti del team Riviera Outdoor, e poco dopo anche Damiano si unisce a noi, iniziando il suo personalissimo show.
Inizialmente temo che qualcuno possa accoglierlo con una cartella “tra moccio e bava” invece poi vengo tranquillizzato dai sorrisi dei nostri compagni di viaggio.
Iniziamo la dura salita del primo trasferimento, e iniziata la parte sterrata scendiamo praticamente tutti dalle bici ed iniziamo a spingere: è ripido ed il fondo è sdrucciolevole, meglio poi risparmiare un po’ di energie.
Fa caldo, ma dicono meno caldo dello scorso anno, ci preoccupa il fatto che il cielo sia velato, temiamo infatti che questo faccia aumentare l’umidità ed il caldo.
La parte dura della salita finisce e siamo quasi alla partenza della prima Prova Speciale: ultimo tratto di trasferimento in fuoristrada tra i calanchi, passando per un breve ma piacevole singletrack.
Arriviamo quindi alla partenza della prima PS della mia vita nella prima SuperEnduro della mia vita!
5,4,3,2,1 e via..si parte!
Il fondo è una terra strada, grigia, a tratti sabbiosa, molto morbida, con qua e là tratti con una buona componente di sassi e brecciolino.
Però in fondo tiene, sia in frenata che in curva, anche se inizialmente non sembra dare il massimo della confidenza.
Prima parte molto avvitata, tante curve, qualche breve tratto in controtendenza, poi si entra nel bosco per una parte veloce, un guado e…finità!
Cazzo, mi dico…ma non era più lunga? No semplicemente la mia memoria ha fatto cilecca e ho confuso la durata di questa PS con quella della successiva…uff, vabeh!
Aspetto Barella, ci sistemiamo e riprendiamo a salire.
Il secondo trasferimento è una piacevole sterrata che a tratti si stringe fino a diventare quasi un singletrack, dalla pendenza non esagerata e che si pedala in agilità.
E’ pressoché tutto in ombra, fino a quando si confluisce su una sterrata: la pendenza diminuisce e ci ricompattiamo con i soliti.
Raggiungiamo l’asfalto e dopo alcune centinaia di metri raggiungiamo la partenza della PS2.
Come previsto possiamo rifornirci di acqua prima di buttarci in questa che forse è la PS più caratteristica della Superenduro di Cartosio.
E il percorso non smentisce le aspettative: praticamente tutto sulla cresta dei calanchi, quasi da far venire in mente alcune scene di Kranked 1. Anche qui, come la PS1 prima parte più tortuosa, alcuni tornanti con vista sul vuoto, fra tutte queste curve una compressione brutta brutta brutta dove si va praticamente a fondocorsa e due rampe assassine dove senti mille pugnali nelle cosce.
Ma finalmente arriva un tratto dove si può un attimo respirare, altra rampa con la ruota che punta verso l’infinito e oltre, putroppo il sentiero curva a sinistra e subito piega leggermente a destra, c’è un forte vento che fa quasi traballare, ma si riesca a stare bene in scia, un respiro profondo e altro cambio di pendenza. Si resta sul calanco, la traccia si allarga ma il fondo non ispira tantissima fiducia ma bisogna un po’ mollare e dare pure qualche colpo di pedale, altra rampa che immette nella parte finale bella avvitata e là, siamo in fondo!
Di nuovo via le protezioni e si parte per un altro trasferimento.
Prima parte lungo il greto di un fiumiciattolo e con tanto tanto fango; abbandonato il rio, si inizia a salire in una traccia in mezzo ai campi: in fila indiana io e damiano pedaliamo con un buon ritmo, ma senza sfondarci: sappiamo infatti che più avanti ci aspetta il tratto più ripido e duro di questo trasferimento.
Pedaliamo e ci guardiamo intorno: il sole è nascosto dietro le nubi, ma la luce che le collinette qua intorno emanamo resta bellissima: sono la terra e questo verde che possiedono una luce propria.
Non parliamo, l’unico suono è il vento tra l’erba e gli alberi ed il nostro respiro ritmato.
In una sorta di “rispetto” anche le bici sembrano più silenziose del solito….sssssssshhhhhh.

Ci riporta alla realtà il tratto più duro della salita, un ragazzino in crisi ipoglicemica al quale offro un Fruttino, e poi bottiglie di acqua ed un cartello salvifico che ci informa che il tempo di trasferimento per la PS3 è stato aumentato di 15minuti. E ciò è bene!!
Finisce lo sterrato ed inizia l’asfalto, ma la pendenza non cambia, è dura….ma ancora per poco, la strada spiana e addirittura scende, di nuovo ci ritroviamo in gruppetto, Barella coglie l’occasione per fare due chiacchiere con un compagno di avventura: il tutto con il solo scopo di rimarcare la mia debacle di un paio di settimane prima alla gara XC in Lunigiana, sottolineando come io mi fossi piegato a fare il percorso breve mentre lui portava a termine una gara maiuscola.
Ma la bici è così…è una ruota che gira, e oggi dove andare bene in salita non conta praticamente un cazzo, sono io ad andare un pochino meglio.
La salita si rifà dura, ma lassù vediamo il gazebo del ristoro che preannuncia il punto di partenza sia della PS3 che della PS4.
La penultima prova speciale si preannuncia come quella più pedalosa: ed infatti dopo qualche curva iniziale si può iniziare a far correre la bici ed è bene cercare di mantenere una buona velocità perché la pendenza non è di grande aiuto e ci sono alcuni tratti in leggera salita.
Dopo un lungo tratto in falsopiano si arriva quasi a fine Prova dove ci aspetta un bel muretto finale: sientra nel bosco dove ti trovi un muro in terra finissima, i passaggi che questo tratto ha subito lo hanno scavato, tiro una frenata da paura ed imposta la mia traiettoria quasi in modalità trialistica e piano piano mollo i freni: ho le gambe durissime ma per fortuna siamo davvero in fondo, ho qualche esitazione in due punti ma la vista di giudici prima e il passaggio davanti alle fotocellule poi, significano che si può rifiatare.
Si inizia a sentire il “profumo” dell’arrivo, manca più una salita, tutta su asfalto e neppure troppo lunga e l’ultima PS, non difficile o faticosa e poi il pensiero dell’acqua fresca che ci aspetta al guado finale ci mette un po’ di brio addosso.
I nostri compagni di gara accusano un po’ la distanza mentre il nostro passo in salita resta sorprendentemente buono, quasi da non crederci e la cosa ci fa anche un po’ sorridere.
Pedaliamo fino al cancelletto di partenza dell’ultima speciale e aspettiamo il nostro turno.
Il cielo lascia cadere qualche goccia d’acqua ma nulla di più.
Parte l’ultimo countdown di giornata e provo un piacevole senso di leggerezza e soddisfazione: sono soddisfatto e contento di questa mia prima Superenduro, mi sono divertito!
Ritrovo un po’ di indispensabile concentrazione e mi godo le curve in appoggio prima e il bellissimo tratto nel bosco, veloce con delle belle curve e poi il tratto finale da pedalare a tutta prima di lasciare andare nelle acque del Cruera.
Un ultimo sforzo per uscirne e passare la fotocellula e dare un cinque liberatorio ai compagni di questa breve avventura.

Un grazie doveroso al miglior compagno possibile per queste cose, Barella,
Un grazie agli organizzatori per aver ideato un percorso MAGNIFICO, un grazie anche a tutti i concorrenti con cui ho diviso queste ore in sella, per lo spirito perfetto con cui hanno interpretato questa gara.
Loro hanno fatto la differenza, in meglio.

27 maggio 2010

Finale Strikes Back

Lo scorso anno l'esperienza di Finale fu agrodolce: da una parte rappresentò una piccola possibilità di evasione in un momento molto pesante da un punto di vista economico-lavorativo, contemporaneamente lo stress accumulato nei mesi e nei giorni precendenti la 24ore mi resero inevitabilmente estraneo e oserei dire refrattario alla gioia è allo spirito che questo evento ha con se. Il mio stato d'animo mi limitò moltissimo, e nei mesi successivi mi restò il cruccio per non essermi goduto appieno la compagnia e i due giorni di bici e vacanza.

Quest'anno molte cose sono cambiate, quello che non è cambiato è l'atmosfera che la 24H di Finale porta con se: 3 giorni di gioia, di leggerezza e serenità, svago e sfogo dalla routine quotidiana.
Non è cambiata la polvere che il percorso lascia sulla bici, e che oggi con un filo di dispiacere ho lavato via.

Sono rimasto lì qualche minuto, la spugna gocciolante acqua e sapone in una mano, la bici appoggiata subito di fronte a me.
Il sole posandosi sul telaio faceva brillare quello strato di sabbia rossiccia che si era depositata ovunque e che ora mi sta raccontando, come in improvvisi flashback, gli attimi del weekend appena passato.
Quella polvere, quella terra, parlano del giro del venerdì pomeriggio al tramonto, col mare là sotto, raccontano delle risate e delle chiacchierate durante la grigliata per cena.
Suonano ancora del ciottolare delle pietre della prima discesa, ripetono il bip dei tappetini, hanno in sè l'eco del mio respiro, ritmato, lungo le salite.
Brilla quella terra sui copertoni e sento il frusciare delle foglie degli alberi a fianco di quella discesa "che fai senza frenare".
La ricordo fatta a notte fonda, combattuto tra lo sfiorare il freno e il lasciare correre, fidandosi della propria memoria, fidandosi della propria luce e del fatto che lì, di giorno, non freni.
E allora perchè di notte dovrei farlo?
E là dietro, dopo quella curva un pezzo di mare, nero, che sembra salire fino ad arrivare a sfiorare il sentiero.

Ma questa polvere, questa bici parla anche del lento rientrare alle tende, dopo aver dato il cambio al mio compagno, è spettatrice delle strette di mano seduti, stanchi, intorno ad un tavolo.
Questa polvere racconta la storia di amicizie, nate in modo naturale e semplice in questi anni intorno a due ruote che girano.

Erano anni che non riprovavo questa voglia e questo piacere di andare in bici, stare in bici, vivere la bici.
Viverla con tutte le persone che vi gravitano attorno, lasciando da parte le parole in più, i discorsi in più.

Semplicemente pedalare.

11 aprile 2010

SSEC2010

Ci siamo, mancano oramai 3 giorni soltanto alla lunga epica trasferta verso Albione per partecipare al SSEC2010.
Il Team HUTR è pronto, prontissimo, ma del resto noi siamo nati pronti, vero? :-)

Questa l'italica formazione.
Sul VW Califoggia di Yoda presenti: il valdostano, Barella, ZioFarnafa ed il sottoscritto.
By airplane: DavideTen.

Le bici:
Yoda su Niner Air9 "Puffobike"
Barella su Niner MCR "the brazilian show"
Farnafa su Kona Unit "Zeru Tituli"
Milk si OnOne Inbred
DavideTen su Voodoo Wanga

Ci sentiamo al nostro ritorno, per il foto-video-racconto del nostro viaggio!

09 febbraio 2010

5 Terre: OneSpeedOneWay

La mitica Decathlon da strada, blu, in tubi Columbus Thron, pagata 50,00 Euro e montata con pezzi di recupero era pronta da un anno.
Pronta prima per un Italiano Ciclocross al quale dovetti rinunciare per neve, poi per essere usata sulle strade di casa mia qual'ora avessi avuto un impeto stradistico.
Non so esattamente per quale motivo ma quell'impeto non è mai arrivato veramente.
Ci voleva un'occasione, una di quelle con la "O" maiuscola per battezzare la Deca in modo degno.
Quell'occasione è arrivata qualche domenica fa, quando Spiedo, Tarantola e lo ZioPippo hanno partorito l'idea di un giro delle 5 terre in bici da strada.
Convincere il mio fido scudiero Barella è stato meno difficile del previsto e così eccoci a Spezia ad aspettare il resto della combriccola.
Il JetLag è nei geni dei ritrovi a cui io partecipo, e un'ora e mezzo di ritardo (causa neve) non mi scalfisce più di tanto.
La prima salita passa via leggera, il 42x20 è perfetto, leggermente agile di proposito perchè più avanti ci aspetta la salita di Volastra: mai affrontata, ma tutti la descrivono come molto, molto dura.
E così è in effetti: le gambe sono dure, la fatica del giro di sabato non l'ho smaltita, e il rapporto scelto è al limite. Per due volte trovo ristoro appoggiandomi ad una rete e poi al muro a bordo strada, ma in cima alla salita sono comunque soddisfatto.
Da ora in poi a farci compagnia saranno panorami bellissimi in questa giornata fredda e ventosa ma con il sole capace di scaldare il viso.
E mentre gli altri scendono a Monterosso per pranzare e rientrare a Spezia in treno, io e Barella torniamo a pedali, fra chiacchiere, riflessioni e puttanate.
Sarà ma ora anche la decathlon blu mi sembra anche più bella!

12 gennaio 2010

Organizzazione Filini Needed


Ok... "i am in".
Lista di cosa mettere in valigia:
Bici, casco, vino, birra...

04 gennaio 2010

Scusate il ritardo

La puntualità non è che sia il mio forte. Così siamo arrivati al 3 gennaio per il primo giro in bici del 2010.

Barattini+Palazzetti: eh sì, un bel classico, un giro ricco di soddisfazione come una birra corposa e scura.
27km, metro più metro meno, che concentrano in se una salita durissima e due discese divertenti, belle ed impegnative. Un vero giro mtb... zippato.

Rider:
Sara, Ale, Abramo, Nicola
Dati percorso
Barattini+Palazzetti:
CarraraAvenza (Esselunga Aurelia) - Fontia - Via del Soldato - Casano - Ortonovo - Fontia - Santa Lucia - Fossola - Carrara Avenza (Esselunga Avenza)
Lunghezza: 27km circa
Dislivello:

21 dicembre 2009

Epic Ride for Christmas 2009

Freddo, vento, sole e tanta, tanta neve.
Neve dura e ghiacciata, neve bianca e polverosa, powder.
Fatica, sudore, dolore e soddisfazione, riscoprire sentieri e sensazioni.
Grazie a @One e a tutto il team, HUTR for ever :-)

25 ottobre 2009

New Deal



Ci scusiamo per l'interruzione.
I programmi riprenderanno al più presto,
stiamo lavorando per voi.

29 giugno 2009

La Brugiana, lo Sperma e la West Coast Inferno

Stamani mi sono fatto un giretto a piedi ai piedi della Brugiana in cerca di un sentiero che collegasse lo Sperma (il sentiero che da Bergiola Foscalina scende alla Frangola) a Bergiola Maggiore, codì da poterla usare per il percorso della West Coast Inferno.
Fortunatamente sono riuscito a trovare la traccia buona al primo colpo, così ho potuto percorrerla con calma e valutare gli interventi da fare.
Mentre tornavo verso l'auto ho notato su una roccia una freccia rossa, fatta con della vernice.
Come in un improvviso flash-back la mente è tornata indietro nel tempo ai ricordi di quando per la prima volta vidi poco più in alto una freccia proprio come quella, rossa e sempre su una pietra.
Sono passati 10 anni da quella volta.
Il mio modo di andare e vivere la bici aveva ricevuto la svolta definitiva dopo la mia prima partecipazione al Bike Festival di Riva del Garda.
Era il 99 se non erro...c'era del fermento, si direbbe.
Voglia di evadere, vedere posti nuovi e gente nuova.
La MTB stava vivendo la nascita di una New School, lontana da cronometri, allenamento e gare.

A quel tempo pedalavo una Santa Cruz Chamaleon montata SID da 80, XTR e freni Magura HS33.
Pochi giorni dopo il Bike Festival la SID lasciò il posto ad una Marzocchi Z3 Flylight da 100mm, l'attacco manubrio da 120mm era sceso ad 80mm e si era inclinato paurosamente verso l'alto, le gomme da 1,95 erano diventate da 2,10 e i pedali erano dei vecchi XT flat presi in prestito dal buon Lancillotto.

Quello che non era cambiato era il "vizio" di spulciare cartine più o meno vecchie alla caccia del "sentiero nascosto", una fantasiosa traccia da assurgere a testamento della mia nuova vocazione.
C'era bisogno di sentieri impegnativi, che in qualche modo alzassero il livello.
E così su di una cartina un pò vecchiotta avevo addocchiato questa linea tratteggiata che seguendo la linea di cresta di un lato della brugiana, collegava Bergiola Foscalina ai piedi della foce, in una località a me semisconosciuta chiamata Frangola.
Un pomeriggio convinsi quindi due compagni di uscite di allora (Luigi e Roberto, quello che poi sarebbe divenuto famoso come Macinino) ad unirsi alla mia esplorazione.
L'uscita si stava rivelando frustrante perchè non c'era verso di trovare la traccia giusta.
Ogni tentativo si concludeva nella fitta boscaglia.
Stavamo per abdicare convinti che quella traccia fosse ormai stata ingoiata dal bosco.
Il sole stava calando ma un raggio di luce tra gli alberi ci indicò la strada giusta, quella traccia che fino a poco prima si era celata ai nostri occhi.
Una freccia rossa, su una roccia, e sotto una parola inequivocabile: MASSA.
Ci sentimmo rinfrancati, c'era una speranza, e quella traccia si sembrò forse più larga di quanto lo fosse in realtà.
Percorrere quel sentiero fu un'emozione unica che ancora oggi è davvero viva e forte..ed ogni volta che percorro lo Sperma sento l'eco nella mia anima.

Passarono pochi giorni e Matteo Cappè, già noto come Telaio Piegato, mi chiamò per dirmi che era giù a Carrara e che sarebbe stato bello farci un giretto assieme.
Lo raggiunsi a casa sua, su a Bergiola Foscalina, e lo portai a fare questo sentiero che avevo appena scoperto.
Ricordo di una buona mezz'ora passata a provare e riprovare una curva che tagliava una frana, quasi alla fine del sentiero.
Arrivati in fondo eravamo esaltatissimi: "questo sentiero è come una sega, disse matteo, lo chiameremo Sperma."
A me andò bene così...

Nei mesi successivi lo Sperma conobbe anche la traccia alternativa, quella che dalla cappelletta gira a destra verso il canale, mentre originariamente si proseguiva dritti sulla linea di massima pendenza, verso i tralicci.

In fondo sento questo sentiero come un mio figlio adottivo, vedere che è sempre utilizzato, che è in un certo senso "famoso" mi riempie di orgoglio, penso che chissà, fra qualche anno i ragazzini che lo percorreranno potranno sentire un po' di quella emozione che sento io ogni volta che le mie ruote si sporcano di questa terra.
Ma non posso fare a meno di pensare a quel misterioso vecchietto che regolarmente si fa questi sentieri a piedi, pulendoli e disegnando sulle pietre le frecce con la tinta rossa, quelle stesse frecce che 10 anni fa ho seguito per scoprire uno dei tracciati più belli della zona.

01 giugno 2009

4 Ore Les Iles

Raccogliendo l'invito di Marco "Yoda" decido di preparare armi e bagagli e salire nella vallèe per partecipare alla prima edizione della "4 Ore di Les Iles". 
Marco lavora in un negozio di bici ad Aosta, ed oltre ad avere grande esperienza è un tipo curioso, e nel giro di poco tempo si è appassionato alla singlespeed: da qui la voglia di provare a "diffondere il verbo" anche nella valle, partecipando alla 4 ore. 

Raggiungo Arvier, dove ho avuto l'onore di conoscere YODA "the original", la cagnetta di Marco, e Cora, sua moglie. 
Dopodiché, trasferimento in ristorante per mettere le gambe sotto il tavolo per una cena pre-gara per pianificare la nostra tattica per la domenica.
Inveitabilmente cena leggera: prosciutto crudo e mocetta, crespelle alla valdostana, cervo e polenta e vino rosso "SaroDjablo".  Potessi mangerei così almeno 4 volte a settimana. 

Dopo una dormita ristoratrice, arriva la mattina della gara. Trasferimento sul campo gara, montaggio gazebo e vestizione. Le maglie fatte preparare da Yoda fanno molto "dark side of the force" quindi sono perfette per la nostra missione: diffondere il lato oscuro anche nella Vallèe. 

Il percorso è molto bello, anche se lungo solo 4,8km. Dopo la partenza su prato ci si trova davanti uno strappone in terra sul quale i cambio-dotati cercano di massacrare le catene, mentre noi saliamo grazie alla nostra grandissima PUTENZA ed efficenza delle nostre SS. 
Dopo un tratto pari ci si immette in una sezione di percorso dal fondo ondulato e smosso che costeggia la ciclabile asfaltata, che viene poi attraversata per salire su di un argine; 100m di singletrack e si ridiscende l'argine per risalirvi e scenderne immediatamente dopo. 
Attraversata nuovamente la ciclabile si entra nel primo tratto nel bosco: entrata veloce con curva subito a destra dove alcuni si sono pure sdraiati per aver esagerato con la velocità (due proprio davanti a me nel primo giro). Tratto tutto curve misto single/doubletrack con un paio di strappettini che preludevano a "discesine" carine e divertenti. 
Dopo questa prima parte guidata un lungo trasferimento su asfalto dal quale si deviava per entrare un tratto sabbioso, dopo il quale un bellissimo tratto tra gli alberi con semicurve, molto "flow", sempre in singletrack. 
Di nuovo strappetto, 30m di ciclabile e di nuovo giu dall'argine. 
Dopo un tratto pianeggiante si entrava nella parte a mio parere più bella e guidata: curve, controcurve, bravi rilanci, strappettini e discesine: molto, molto, ma molto bello davvero. A questo punto si costeggia il laghetto per tornare alla zona cambio e arrivo. 

Yoda lo vedi subito che è in grande forma: pedala con tranquillità e spinge il suo 36x18 con familiarità. Stesso rapporto per me, solo che io al posteriore ho una 26" quindi leggermente più agile. Ero tentato di montare un 17, però ho pensato che forse, vista la mia condizione sarebbe stato meglio risparmiarsi un pochino, in modo da allungare la mia agonia il più possibile. :-) 
(Il mio giro perfetto e più veloce credo sia stato intorno ai 13 minuti, forse un briciolo meno, con un 17 avrei abbassato almeno 30 secondi sui tratti pianeggianti, quello di Marco uno splendido 11.20, e considerate che girava stabilmente sui 12 minuti/giro). 

La nostra tattica di gara è semplice: prima ora di corsa un giro a testa poi dalla seconda ora in poi, 2 giri a testa. Tutto bene fino a quando, poco dopo metà gara si è alzato un vento bastardo porco, contrario per metà percorso. 
Il vento è terribile...io lo odio davvero. Magari i valdostani ci sono abituati: mentre io inveivo loro sapevano solo dire: strano che non ci fosse vento stamani! 
Mi chiedo come facciano a vivere sereni eheheh. Ed invece sono di una serenità unica. molto sorridenti e disponibili, poi dicono che sono gente chiusa: Cazzate!!
L'ambiente è stato splendido, atmosfera rilassata come nelle vecchie gare xc dove, sia che tu ti conosca o meno, viene spontaneo chiacchierare e salutarsi e chiedere come va come non va. 
Comunque, quel vento, nel corso della terza ora ha esaurito le mie riserve di energie, mentre Yoda era sempre bello pimpante. 
Da grande stratega quale sono ed intravedendo possibilità di rimonta, ho messo da parte il mio egoismo e ho spinto il mio compagno di squadra all'impresa nelle ultime tornate, cosa che ci ha spinto fino alla top ten dei team. (messa giu così faccio anche una bella figura, ahahahah).

La gara secondo me ha le basi giuste per arrivare ad essere una 6h (anche singlespeed) di buon livello. 
Quindi faccio i complimenti anche agli organizzatori, mandandogli un grosso "in bocca al lupo" per le prossime edizioni. 
Per il resto grandissimo onore a Marco, un vero animale da bici, ma soprattutto un ringraziamento di cuore (anche a sua moglie ovviamente) per il bellissimo weekend passato su nella Vallèe. GRAZIE!

The Dark Side Strikes In The Vallée.







25 maggio 2009

24H Finale Ligure anno 2-0-0-9

(si legge anno due zero zero nove come lo direbbe qualcuno)

E anche quest'anno è andata.
Trovato posto all'ultimo grazie ai LosLobos mi sono infilato dalla porta di servizio all'interno di uno dei più coinvolgenti eventi della MTB italiana: la 24 ore di Finale.
Un pò titubante dal punto di vista atletico ho deciso che per me questi 2 giorni sarebbero stati un modo per rivedere vecchi amici e per dare un volto a persone conosciute sui forum di mtb.
E devi dire che da questo punto di vista è stato bello davvero.
Il piacere che provi incrociando certi sorriso e stringendo quelle mani è difficile da descrivere.
E' un modo per avvicinarsi, per ridurre distanze fisiche e temporali, un modo per sancire in qualche modo, un modo che ancora non conosci ne immagini, una nuova amicizia o per rinsaldarne un'altra.
Nonostante mille diversità, l'essere lì per quelle due ruote, mi fa pensare e credere che in ognuno di noi ci sia una base comune nel vivere e nel leggere certi aspetti della vita.
Perchè la bici, e lo sport in genere, cambiano il modo di guardare al mondo.
Mi piace pensare al mio modo di vivere la bici come ad una passione fortissima, anche condizionante, ma sempre con quella stessa leggerezza di quando ero bambino.
Sapere che la bici è sempre lì, avere altri mille interessi, passioni, ma la bici è lì come piccola via di fuga oggi, o come un modo per star con gli altri magari domani.
Ci sono stati periodi in cui le mie bici hanno preso polvere, ma ogni volta che scendevo giu, guardandole, sentivo un sorriso accendersi dentro di me.
Un sorriso che non deriva solo dal semplice atto del pedalare o dal piacere dell'adrenalina sui sentieri, ma da qualcosa di più ampio.
Qualcosa che sono i ritmi più rilassati, qualcosa che è come bere la birra in un barino di Riva o Torbole con la bici appoggiata al muro, o l'attimo di relax in cima al Folgorito o le focacce al bar di San Carlo.
E posso dire di essere stato fortunato perchè fino ad oggi ho incontrato tantissime persone così,con questa stessa visione, con cui si è creato un legame, che per quanto sottile o labile non si è mai interrotto.
Solo che ogni volta, al ritorno a casa, penso che ci vorrebbe più tempo, penso che avrei voluto bere una birra seduti comodi ad un tavolo con ognuno di loro, però penso che ci saranno altre occasioni, molto molto presto.
Vero Marco? Vero Michele? Vero Simon? Vero Tiziano?
A presto ragazzi, grazie di cuore!

12 aprile 2009

Santa Pasqua 2009

All we need is...
RESURRECTION.

Buona Pasqua a tutti, nel vero spirito e senso della Pasqua.

La Pasqua cristiana è in stretta relazione con quella ebraica, chiamata Pesach e celebra essenzialmente la liberazione degli Ebrei dall'Egitto grazie a Mosè. La parola ebraica Pesach significa passare oltretralasciare, e deriva dal racconto della Decima Piaga, in cui l'Angelo Sterminatore, o Angelo della Morte, vide il sangue dell'agnello del Pesach sulle porte delle case di Israele e "passò oltre", uccidendo solo i primogeniti maschi degli egiziani, compreso il figlio primogenito del faraone. La Pasqua con il Cristianesimo ha modificato il suo significato originario, venendo a connotare un passaggio, ovvero:

  • passaggio da morte a vita per Gesù Cristo;
  • passaggio a vita nuova per i cristiani (in particolare per quelli che, nella Veglia Pasquale, ricevono il battesimo).

Perciò, la Pasqua cristiana è detta Pasqua di risurrezione, mentre quella ebraica è Pasqua di liberazione, dalla schiavitù d'Egitto.

07 aprile 2009

Calendario 2009 - UPDATED - V. 2.01

Saltata la trasferta a Cremona per 18/19 aprile a causa dell'infortunio calcistico (lussazione del dito medio della mano destra, stop di 4 settimane circa) mi vedo costretto a rivedere il calendario provvisorio per il 2009.

30 aprile/1 maggio: Bike Festival - Riva del Garda TN
21/24 maggio: 24h di Finale - finale ligure SV
5/7 giugno: ESSC - Euro Single Speed Championship - Dresden GERMANY
14 giugno: Enduro dei Tre Fiumi - Cartosio AL
13/14 Giugno: Insubria Bike Festival - Castiglione Olona VA
21 giugno: Enduro - Torino (To Be Defined)
20/21 giugno: 12 ore MTB della Lunigiana - Villafranca MS
30 agosto: West Coast Inferno - Massa Carrara MS
5 Settembre: Apoteosi Dei - Pisa PI
12/13 settembre: : Swiss Singlespeed Championships - Ginevra SUISSE
19/20 settembre: Singlespeed Italian Championship - Finale Ligure SV
26/27 settembre: 6h singespeed/24h di Roma - Roma RM

Naturalmente sarà sempre tutto "work in progress" mano a mano che nuovi eventi verranno definiti.

Stay Tuned

18 gennaio 2009

Ridin' and Rollin' in 2009 [UPDATE]

Lista molto provvisoria degli eventi ciclistici del 2009:
18-19 aprile: 6h singlespeed/24h di cremona - cremona CR
17 maggio: GF Costa degli Etruschi
21/24 maggio: 24h di Finale - finale ligure SV
5/7 giugno: ESSC - Euro Single Speed Championship - Dresden GERMANY
14 giugno: Enduro dei Tre Fiumi - Cartosio AL
20-21 giugno: 12h Lunigiana - villafranca lunigiana MS
30 luglio/2 Agosto: Schlaflos im Sattel - GERMANY
19/20 settembre: SSIT - Finale Ligure SV
26/27 settembre: 6h singespeed/24h di Roma - Roma RM

Altri eventi:
30 agosto West Coast Inferno - Massa Carrara (MS)
5 Settembre: Apoteosi Dei - Pisa (PI)
TranSS-Labronica
Stronkaciui (LI)

More to come....

06 gennaio 2009

1st of 2009

Mi sembrava doveroso scrivere qualcosa per l'anno nuovo.
Sinceramente il 2009 ha avuto un esordio che mi lascia un pò interdetto!
A parte questa influenza, dal punto di vista ciclistico mi sento ancora sazio dopo la Epic Ride for Xmas organizzata da @one la domenica prima di natale.
75 kilometri quasi tutti fuoristrada, in singlespeed, sono una esperienza che mi ha riempito di emozioni ed è difficile per me tornare in bici... bho sarò fatto male :-)
Della EpicRide ne riperleremo in uno dei prossimi post, promesso.
Comunque sia ora la bici inizia a mancarmi, sarà anche colpa dell'influenza che mi ha tenuto lontano dei sentieri non per mia scelta.
Speriamo che il freddo degli ultimi giorni molli un pò la presa.
Oggi a Cremona si è corso il 2° Campionato Italiano Singlespeed CycloCross.
E io me lo sono perso perchè...NON HO SENTITO LA SVEGLIA!
Grande vero? non è da tutti lo so... ma almeno mi sono fatto una grandissima dormita!
Ora non resta che attendere le foto dei Lobos..speriamo si sbrighino..almeno sarà un pochino come esserci stati.

Peccato...ma il 2009 è lungo e di carne al fuoco ce n'è anche troppa, vedremo di divertirci, non dimentichiamo poi il progetto HUTR!